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domenica 5 giugno 2011

Quante di queste notti




Quante di queste notti d'estate
ho trascorso
cercando le tue morbide carezze
il profumo del mare
gli umidi riflessi della battigia
il tenue respiro del tuo cielo
la delizia del tuo sorriso
il conforto dei tuoi silenzi
il lieve mormorio della brezza
il soffio prezioso della tua anima
l'eco della tua voce fra gli ulivi
la magica luce dei tuoi occhi
quante di
queste
notti d'estate

Il mio canto



Potessi spegnere  adagio il mio canto
Dietro il fugace orizzonte di questi attimi
Rapiti  alla corsa del tempo
Allineare parole di gioia prima del grande commiato  
Lasciare intatta
La fulgida  poesia delle cose
Disegnare
Germogli di speranza
Nella danza consueta  delle stagioni  
Riporre nell’angolo dei rimpianti
Le  corde strappate di questa povera lira
Scoprire
Con il tenace
Fiero  ardimento dell’esploratore
L ’antico solenne  rifugio del sogno
Sentire nell’aria sottile
Dietro il velo dei ricordi
Una ventata di tenere  emozioni
Accompagnare
Il mormorio delle fronde
Nel labirinto di  questo inutile clamore
Inebriarmi
Della brezza del  bosco
Altero esule dei miei pensieri
Poi salire
Sul crinale del monte
Fino a quella sorgente di luce
E di candido
Innocente  
Sublime silenzio 

sabato 9 aprile 2011

Spleen variation

Incontro a questa disperata  
Deserta   
Indifferente danza di solitudine
Spensierata gaiezza
Di uno spirito folletto
Arduo  mi sarà
Incrociare  quella velata malinconia
Compagna di veglie tutte uguali
Tregue di pallide emozioni
Intrecciate ai primi tepori dell’alba
Trascinate a forza sul sentiero della vita
In un galoppo affollato  di pensieri
Cacciati  nel fondo dell’anima
Toni smorzati  mescolati a echi rombanti
Tamburi di zoccoli impazienti
Riflessioni di attese monotone
Nella muta immobilità delle cose
Dolce rifugio di antiche favole
Di sogni incompiuti
Raccolti  in un angolo della mente
Troppo spesso respiri evanescenti
Ragnatele di speranza
Insistenti anafore senza risposta
Dolci carezze del vento
Come sottili coltri di neve al sole di primavera
Condividere con qualche errabondo viandante
Fantasmi di storie trascorse
Selvagge estasi addormentate  
Nella tenue
Eterea afflizione
Dell’opaca  leggerezza dell’essere
Testimoni di questa corsa senza fine
Lungo corridoi bui
Interminabili
Fra spente melodie di flauti
E ombre disperse nelle pieghe della notte
Dipingere episodi lontani nella memoria
Con le tinte immutabili dell’oblio
Ostinata furia di gemiti
Reclinati nel diletto ozioso di  
Macabri momenti di noia
Avvinghiati a spire di glicine
Lente prigioni vagabonde
Profumate tracce di colore
Diffuse nei labirinti
Impenetrabili di giardini
Abbandonati  alla polvere degli anni
Nel  sordo
Angoscioso  malessere del nulla
Che ne sarà di tutto questo solcare  
Tiranniche
Indistinte
Fugaci
Ingannevoli
Immortali
Ebbre
Trame di umana paura





domenica 20 marzo 2011

Roveto

Quel  cespuglio
Irto  di spine
Sul greto del torrente
Nel  sole infuocato del meriggio
Vecchi  episodi  di tormento
Giorni che avrei preferito dimenticare
Ore trascorse nel dubbio  
Frammenti intricati del mio  tempo
Petali di storie
Confuse  fra arbusti secchi
Distante nella memoria
L ’arabesco prezioso del giardino
Il ricamo di siepi
Dipinte dei colori della primavera
Ho letto nelle trame di quel disegno l’antico  sconforto dell’esilio
La opaca malinconia  del distacco
Il segno indelebile di tanti dolori
Di innocenti folate di desideri
Che hanno coperto il mio cammino
Come tappeti  profumati d’erba
Eppure intorno solo una distesa di neve
Tranquilla
Scintillante
La cantilena  di sillabe unite
Nell’armonia gremita dei pensieri
Ricordo di lontane
Giovani emozioni
Confortanti delizie  
Accenti di tenera follia
Dove i contorni sfumano e si annullano
Figure di volti che si perdono nel buio
Momenti di assoluta solitudine
Gelide
Immagini  che si susseguono nella mente
Audaci
Rincorse frenetiche
Mute e misteriose testimoni
Di questa calca di parole mai pronunciate
Trattenute a stento
Nella steppa illusoria del sogno
Invocazioni disperate
Serrate in gola  
Inondate
Di quel divino fascino
Del silenzio
Che spinge l’uomo
A inchinarsi in preghiera
Nella distesa senza fine
Delle  verdi pianure dell’anima


giovedì 10 marzo 2011

Il mio canto















Potessi spegnere  adagio il mio canto
Dietro il fugace orizzonte di questi attimi
Rapiti  alla corsa del tempo
Allineare parole di gioia prima del grande commiato  
Lasciare intatta
La fulgida  poesia delle cose
Disegnare
Germogli di speranza
Nella danza consueta  delle stagioni  
Riporre nell’angolo dei rimpianti
Le  corde strappate di questa povera lira
Scoprire
Con il tenace
Fiero  ardimento dell’esploratore
L ’antico solenne  rifugio del sogno
Sentire nell’aria sottile
Dietro il velo dei ricordi
Una ventata di tenere  emozioni
Accompagnare
Il mormorio delle fronde
Nel labirinto di  questo inutile clamore
Inebriarmi
Della brezza del  bosco
Altero esule dei miei pensieri
Poi salire
Sul crinale del monte
Fino a quella sorgente di luce
E di candido
Innocente  
Sublime silenzio 

domenica 23 gennaio 2011

Fumi di nebbia di Giorgio Bongiorno

E' strano vagare nella nebbia!
Solo è ogni cespuglio e pietra,
Nessun albero vede l'altro,
Ognuno è solo.
(Hermann Hesse)

Un fascino velato di malinconia
Di angosciato silenzio
Dissolve ragnatele di speranza
Si  perde ovattato lo sguardo curioso
Lontano dalla menzogna
Dalle forme consuete del mondo
Dalle cose che continuano ad esistere
Aiuta a nascondere pensieri vaganti
Ingoia  disperati voli d’uccello
Atterrisce
Evoca note trafitte da gelidi lamenti
Immagini di sogno galleggiano rade
Sul pendio della collina
Passanti solitari
Accecati dal buio
Gelido bagliore
Svaniscono in fondo al viale
Memorie antiche di un passato sfumato
Nelle tenebre dell’oblio
Sogni indistinti
Grigi colori
Vagabondi  sulla  soglia dell’ignoto
L’anima stanca
Riposa  
Avvolta dalla nebbia
Sorella  
Dell’inganno del giorno che se ne va





L’ultima pioggia di Giorgio Bongiorno

Abitudine di colori travolgenti
Bagliori accecanti
Storie sempre nuove
Di angoscia ed euforia
Intrecciate a rivoli di leggenda
Falene innamorate del sublime profumo del giardino
Nella tersa primavera delle corolle
Pellegrino di lontani deserti
Esìli dorati
Compagni  dell’ andare vagabondo
Di  questo eterno abbandono
Di questa  tenace fibra del viandante
Senza indizi  del  mesto ritorno
Al silenzioso scorrere delle chiatte
Sulla  severa ansa del fiume
Al sorriso dei renaioli  
Ai pioppi  dei giochi fanciulli
All’arida fossa della golena
Sono arrivato  straniero con il buio della sera
Fra gente diversa
Anche le case
Diverse
I tetti rifatti di pietre malinconiche
Senza gli amici di un tempo
Persi in quella danza fra gli oceani
Ignari del mio lungo viaggio
Solo
Altero  
Con l’orgoglio affaticato del pioniere 
Calpestavo  
Con passi incerti
La  strada lucida dell’ultima pioggia