Benvenuti ai pellegrini della parola.....

Parola come emozione, sentimento, ispirazione, sogno, visione, immagine......

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domenica 20 giugno 2010

Anime sconfitte









Qualche timida lontana riflessione

Affidata al battente flagello del vento

Rigido e limpido

Sulle cime ondose delle betulle

Un’altalena di corvi abbarbicati ai rami spogli dell’inverno

Intreccia

Ostinatamente e senza tregua

Le pene di un giorno qualunque

Alle ansie di questo lungo viaggio

Il tempo scandisce inesorabile

I ritmi

Le tappe di questa remota furia di emozioni

Fragili anime

In accorata attesa

Punteggiate fra la folla distratta

Ancelle liberatrici

Anime solitarie sconfitte dai meandri bui della vita

Spiriti afflitti

Assolti nell’intatto dominio del cielo

Angeli prigionieri di nuvole grigie

Macchie insistenti di umana violenza

Croci di una antica condanna

All’universo delle madri

Due figure

Coperte da un tenue

Insistente

Secolare velo di speranza

Icone di terrena tribolazione

Segnate dal tormento

E dall’inquietudine

di azzurri inviolabili

Eccelsi

Pervasi della magia della creazione

Affacciano poche tracce

Di nudità corporee

A esili ombre

Distese

Come veli dipinti su un manto

Immacolato di neve

mercoledì 2 giugno 2010

La lettera












Messaggi istantanei

Vergati con il fulmine

Giungono e partono improvvisi

Si intrecciano con la velocità dell’indifferenza

Annunci impazienti

Di una civiltà del provvisorio

Di una pratica del superfluo

La vecchia lettera

Scritta ancora a penna

Da cuori lontani

Pieni di angoscia e di speranza

Giace nella memoria

Quasi un cimelio

Erano capitoli di un romanzo d’amore

Nella cassetta dei desideri

Quelli che oggi bruciano le emozioni

Nel tempo di un sospiro

Ancora più veloci

Sulla tastiera di un cellulare

O se ne vanno in corsa

Distratti araldi di momenti di vita

Nei meandri infiniti della rete

Qualche volta

Ho nostalgia della carta

Mi pare di vedere al cancello

Ancora il postino di una volta

Con quel sorriso augurale

Lo sguardo sempre allegro

Anche quando faceva brutto

E il temporale sferzava le viti della collina

O il gelo della galaverna imbiancava gli alberi del viale

Anche questo faceva parte del rito

Dell’attesa di giorni

Della gioia di leggere parole scritte di pugno

Pensate

Sofferte

Si sentiva il dolce profumo di

Romantiche riflessioni

Sul sorgere del sole

Sul gioco delle stagioni

Sulla brezza del mare

Sul volo degli aironi

Sul mistero della luna

Sull’antico sublime miracolo della vita

Le lettere si conservavano

Gelosamente

Si buttavano con disprezzo

O si rendevano

Alla fine ingloriosa di una storia

Ora queste voci

Queste invocazioni

Questi lamenti

Vengono smaltiti

In un battito di ciglia

Entro capaci archivi

Prodigi della tecnologia

In cui tutto si dimentica

E talvolta

Quando si cercano

Non si ritrovano più

domenica 27 dicembre 2009







Montonero


di Giorgio Bongiorno (2008)

Quando giunsi alla pieve

Fra le risaie di quel giorno di primavera

Vidi scolpito il disegno

Del casale bianco

La stessa sagoma di sempre

Adagiata sugli specchi del sole

I fienili ormai vuoti

L’aia dorata di luce

Le ripe e gli arginelli

Le schiene curve delle mondine

Sentii per un momento il grido del risaiolo

Il fischio distante del treno

E gli zoccoli dei cavalli fra i riquadri

Increspati di pioggia

Quando giunsi alla pieve

Fra le risaie di quel giorno di primavera

Gli occhi quasi si chiusero adagio

Nel sonno lieve e solenne

di tutto quel tempo

Passato nel nulla

Il canto di lunghe file di donne

Lontane

Mi era entrato nell’anima

Dalla volta del silenzio

Deserto della barchessa

E dal ricordo di un canto dolce

Lungo e sommesso

Nel tepore del vento del mattino

Quando giunsi alla pieve

Fra le risaie di quel giorno di primavera

Una nenia distante

Quasi un lamento

Cercai ancora quello sguardo

Insistente

Segno dell’amore di un tempo

Antico ed altero

Le file grigie di pioppi

Passi leggeri come piume

Forse una flebile voce

Fra gli argini dei campi

E in fondo al sentiero verde

Verso il castello

Al ricordo del tormento

Dei rami incrociati della quercia

Volava

La tenue figura

Della bimba del sogno

Accarezzando i prati lucidi

Sulle ali di una cicogna bianca

Per poi

Svanire piano

Dietro le nuvole della sera

La nostalgia del poeta

di Giorgio Bongiorno
















Nostalgia di simboli immortali

Ricerca di colori senza memoria

Emblemi di forme irreali

Dipinte nel cielo della notte

Segni indelebili

Di lontane appartenenze

Enigmi verticali di azioni sfrenate

Orme

di assenza dell’uomo

Passi incerti

Verso l’infinito del tempo

Senza la logica consueta

Dello spazio

E i meandri intricati della mente

Di cose allineate nella magia

Dell’inconscio

Luce segreta di frammenti

Di ossa

Corpi scomposti

Dispersi nel sogno eterno della vita

Nel delirio dell’immensità

Nello spazio vuoto

Delle immagini

Scolpite nella clessidra dei secoli

Icone perenni degli antichi templi

Devote preghiere del mito invincibile

Dell’allegoria

Invisibili architetture dello spirito

Tracciate ad arte sulla tavolozza della vita

Archi e torri solitarie

impiccate

In piazze deserte abbandonate alla malinconia

E dietro i cavalli i gladiatori e

I trofei della follia

In un angolo della tela

Celate nelle spire tenui del sentimento

La superba voluta dell’aquila

La sferza della sconfitta

La languida fiamma della speranza

E l’inquietante

Superba emozione dell’anima

lunedì 21 dicembre 2009







Perle di Orione

Ancora i naviganti temono

La lucente cintura di perle

Del gigante guerriero

E inseguono nella notte

La paura della tempesta

Il dolce richiamo di Diana

L’inganno fatale di Apollo

Il mito antico della bellezza

Il furore cieco

Dell’amore

La passione disegnata nel firmamento

Che ancora rifugge

L’incedere maestoso dello Scorpione

Milioni di stelle lontane

Fiaccole di paradiso

Distese nella volta dell’universo

Fuochi distanti e solitari

Pensieri intrecciati di desideri

Anelli di immensità

Specchiati nell’acqua dell’oceano

Oggi tacciono ormai le sfide degli dei

Immobili e immortali

Restano nel cielo

Questa trapunta dorata

il mistero fiammante di tutta quella luce

la magia celeste degli astri

Il volto umano della speranza

La amena sferza della nostalgia

Il segno di qualche lacrima stupita

Lo sguardo inerme del dubbio

E il sospiro velato di una preghiera

Ricamata

Per incanto nell’alba

Di questa primavera

sabato 21 novembre 2009

Favelas










Una di quelle vite nascoste nell’inferno delle favelas

Una di quelle migliaia alla ricerca di un angolo di luce

Una di quelle formiche ingoiate da un mondo distratto

Uno di quei volti scolpiti sulla soglia di porte multicolori

Occhi grandi ed inquieti

Incollati a finestre tutte uguali

Magari quelli spalancati

Colmi di gioiosa angoscia

Di un bambino

Seminato dalla sorte di un amore improvviso

Rubato

Quasi animale

Abbandonato alla fame di ogni giorno

Senza la pietà di nessuno

In questo caleidoscopio di immagini

Sguardi fissi

Destini inventati per gioco

Vissuti giorno per giorno

Intrecciati da arcane forze primordiali

Sconosciute

Senza il conforto di un campanile

La discreta

Solenne

Solitudine di un cimitero

Senza neanche il sogno di un viale pieno di alberi verdi

Dicono che anche Dio

Grande e misericordioso

Abbia abbandonato questi piccoli vicoli

Maleolenti

Chiusi dalla vergogna

Eppure sembra che tutta questa gente stia pregando

Dietro muri spenti dal calore del tramonto

Pieni di invocazioni

In una solenne involontaria adunata

Anche le case allineate sulla collina

Strette l’una all’altra

Si inchinano a celebrare

Senza il rintocco di campane festanti

Nella miseria

Con il profumo lontano e pungente del mare

E le vele danzanti nel vento della baia

L’eterno

Immortale

Miracolo della fede

Novembre 1943










Siamo nati al fragore delle bombe

nei gelidi rifugi delle città

Madri eroiche fra le macerie

Padri vagabondi

In fuga per le campagne

Distrutti

Come le stazioni fatte a pezzi

Nella fitta nebbia di quel lontano Novembre

Non c’era stata neanche la vendemmia

Sotto i vigneti ancora carichi

Il fiume pareva dormire pigro

Nelle sue anse immobili

Arterie di limo insanguinate

Giovani arditi

Spossati dalla fatica

Piegati dagli orrori della guerra

Dall’atroce disumana tenzone della vendetta

Senza via di scampo

Sulla sabbia rovente d’Africa

O sui monti d’Appennino

Cadevano adagio

Come piante senz’acqua

Certi che anche l’inferno di quella corsa

Dovesse finire presto

Qualcuno avrebbe scritto nella storia

Questo inutile gioco di morte

Senza quegli occhi sbarrati

Dei compagni caduti sulle ginocchia

E quei lamenti difficili da dimenticare

Nell ’assurda cantilena della mitraglia

Siamo cresciuti con i mulinelli di polvere

Nel vento impietoso dell’autunno padano

Abbiamo costruito il resto della vita

Su quelle meste rovine

Stampate ancora nella mente bambina

Adesso qualche volta

Camminando fra le case colorate

Le stesse di allora

Ci assale ancora la paura di quei muri cadenti

Sentiamo quegli odori

Guardiamo intorno circospetti

Oltre il profilo mai dimenticato di quelle

Pareti

In piedi per miracolo

Di quei pilastri

Lasciati spogli

Dall’ultima granata