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lunedì 23 febbraio 2009


                                   Montecarlo                            

                                               di Giorgio Bongiorno (2009)

 

 

Piloti che gente

Mi disse l’ingegnere  ormai venticinque anni  fa

Ho rivisto quello sguardo fiero negli occhi di tuo padre

Questa sera

Nel solco di orgoglio del  suo volto  appagato

Nell’euforia del suo tenue sorriso  

Finalmente ecco la tua Kimera

Il sogno della vittoria  da tempo agognata

Quelle note dell’inno che ti entrano nell’anima

Come fossero parte della tua giovane speranza

Momenti che vorresti regalare a chi ti ha insegnato

A lottare e a soffrire

A piangere e a gioire

A chi ti asciugò quella indimenticata  lacrima bambina

I tornanti  del Col de Turini

Uno  dopo l’altro  severi 

Impeccabili e solenni  

La guida  divenuta così pesante

La voce di Alex ti accompagna come un martello  

Questa volta ce la facciamo  

Vai  

Il  ghiaccio  velato

Specchio lucente  di questa interminabile corsa

Accelera   il tuo  solitario galoppo 

Pochi secondi che diventano minuti

Questa volta ce la facciamo

Vai

Tu pensi già alla  prossima gara

La serata  della festa è ormai lontana

Tutta quella gente

Ad applaudire i manichini dorati

Quei riflettori incantati

Dall’amore di due occhi che si intrecciano ai tuoi

Una veloce lontana carezza  e

Più in là

Sullo schermo gigante della mente

Nel rumore della folla

Si muovono  austeri con il vento

I colori sgargianti

Del   traguardo della vita

 


L’anima delle Murge      

di Giorgio Bongiorno (2009)

Ho cercato oggi di scoprire   l’anima delle Murge

Il fascino dei colori  del cielo

Il sapore del mare

Nel verde dei prati perenni

Nelle nobili rovine di una antica masseria

Ricami di luce nello sconfinato altopiano

Nelle fertili strisce delle lame

Nei boschi di  roverelle

Nei coltivi di mandorli e di ulivi

Nel perazzo dei pascoli sui crinali  inondati di sole

Nelle pareti di puli e doline

Nei costoni  arditi maestosi e solenni  

Nelle pietre scolpite da  milioni di anni

Nei tratturi

Nei casoni e negli jazzi

Nelle arcane dimore dei diavoli

Nelle radici profonde

nella robusta assetata chioma di alberi lucenti

nell’invisibile essenziale presenza  dell’acqua

Dea maestra del tempo e dello spazio 

segni tutti questi che si leggono

nel libro della vita  

nel tratto austero ospitale  della gente  di Puglia

nel  vostro sguardo  attento e cordiale

nei vostri volti amicali

nella vostra indole generosa  

nel vostro tenace insistente sorriso 

                Saint Nicolas                           

       di Giorgio Bongiorno (2009)

Avrei voluto fermarmi

Sotto il  piccolo campanile

Qualche nome inciso  sulle croci del  prato

Di fianco alla chiesa a picco sulla valle

Fotografie sbiadite dal tempo

Gente passata negli anni per la vita

Polvere di questa terra

Forse una preghiera nell’incanto del bosco

Invece al rintocco della campana

Mi  è parso di vedere riuniti gli amici

I padri le madri i figli scomparsi

Allineati  

Fra i filari di betulle e di abeti

Come fosse una corsa  

Godevano un momento di tregua  in questo giorno  di sole

Sorrisi e rimpianti

Risvegliati  dal mio ricordo

Come la fiamma di una candela riparata dalla mano

Volevo  incontrarli

Parlare  di tutto questo mondo

Del tripudio  dei fiori di quella  primavera

Che  non avevano più visto

Dei profumi dell’estate

Degli affetti lasciati quaggiù

Invece

ad uno ad uno

Con il mormorio delle foglie nel vento

Sono svaniti nel nulla

Di questo cielo  infinitamente azzurro

Scomparsi all’improvviso verso il pendio della valle

Sono  rimasto attonito

Impietrito da questo rinnovato commiato

Non è rimasto nulla di quell’incontro

Se non  la fugace immagine  di una  fila  ordinata

Di anime raggianti 

Assiepate ai bordi della via

Oltre al  mio desiderio

Di raccontare

Brandelli del nostro cammino   

E chiedere  loro

Antica chimera dell’uomo

Il colore  delle stagioni al confine della vita 



                                Anche tu amico.....                       

                               di Giorgio Bongiorno (2009)

Anche tu amico mio

Sei  tornato alla terra

Sul sentiero  della collina

Nel bosco di casa

sotto un tappeto di aghi di abete

qualche rametto sparso

una  coltre sottile dell’ultima neve

ancora resiste al sole limpido dell’ inverno

le ombre del tramonto intrecciano

ciò che resta del giorno

Al  velo arcano della memoria

Sembrano  di ieri

La  tua corsa gioiosa fra gli alberi 

il tuo sguardo felice di sfida

là in fondo la tua casa aspetta ancora

il tuo ritorno

il  consueto rito della sera

Hai lasciato il tuo respiro  quassù

portato in alto dal vento  di tramontana

Navighi veloce   fra le stelle lontane

Dell’universo leggero dell’anima

Dove tutto il bene del mondo

Si incontra

Per  celebrare con gli angeli del cielo

La festa della vita

Il  mistero antico  della creazione 

Ed  accendere per noi la fiamma eterna della speranza

 

 

domenica 22 febbraio 2009



Sorrisi                            

di Giorgio Bongiorno (2009)


In fondo alla via

In quell’angolo nascosto di cielo

Ci  sono questi occhi ingenui

Spalancati alla vita

Assetati di gioia bambina

Nasceranno  uomini pi ù  miti dopo tutte le guerre

Di questa terra

Dopo l’orgia dell’odio e della vendetta

Potremo insieme cantare una nenia di pace

Rispondere alla domanda

Di  questi sguardi  smaglianti

E dubbiosi

Offrire con il soffio delle nostre anime

Pi ù  di quel  pugno di riso in piatti  colorati

Di tenue

Malinconica speranza

Sul sentiero impervio  della fame

Delle malattie

Della sete

Parole  antiche

Sepolte nella storia dei secoli

Ancora così tragicamente attuali

La preghiera può  solo accompagnare

Il segno della solidarietà

Noi

Fra le mura inviolate delle  nostre calde dimore

ci dobbiamo alzare in tempo dalle tavole imbandite

lasciare ad altri il sollievo consolante della  compassione

abbandonare le pingui feste del superfluo

e affrontare il lento cammino della pietà  

prima che si spenga per sempre

insieme  all’ultimo  raggio

del sole del tramonto

il santo miracolo di quei dolci

luminosi

insistenti

sorrisi


Gli altri siamo noi                    

di Giorgio Bongiorno (2009)

Chiedono agli altri di non morire bambini  

Di continuare a vivere almeno fino a domani

Gli  altri siamo noi

Inondati dal falso e temporaneo tepore del benessere

Dalla nostra  arrogante civiltà usa e getta

Dal nostro sottile e brutale egoismo

Se solo per un momento potessimo

guardare il profondo di questi occhi

Colmare  questi piatti troppo spesso  vuoti

Con gli avanzi della nostra cena

Strappare un sorriso come fossero nostri figli

Vincere l’ignoranza e la miseria

Dei ghetti metropolitani

Gli altri siamo noi

del mondo cosiddetto

Sviluppato

Quelli che cambiano automobile come i vestiti  delle  stagioni

Gonfiano  a dismisura  le loro pance nei convivi

Sperperano fortune al gioco

offrono le briciole del loro lauto pasto

E talvolta neanche quelle

Per accomodarsi  un poco la coscienza

Loro

Senza vestiti  

A piedi nudi

Assediati nella vergogna della giungla

E nelle tristi distese di baracche  delle bidonville

Dai rigagnoli  maleodoranti  

E da cataste di rifiuti

Ci guardano con quegli occhi

Imploranti

Non sanno cosa siano i  giocattoli dell’infanzia

Cosa  sia la gioia

Cosa sia il rancore

Cosa  sia la speranza

chiedono solo

di  accompagnarci nell’umana processione

di  questo viaggio

cercano un riparo dalle intemperie

un sollievo dai parassiti

un rimedio dalle malattie

una tregua dalla sete

sognano angeli alati che li allontanino

da questa terra malvagia

oltre queste nuvole grigie

e li portino in cielo

nei feraci e infiniti domini  del grande Padre

con la dignità

delle anime

 

 


Angolo di lago                                   

di Giorgio Bongiorno (2008)

I rami del salice  accarezzano  la sponda del lago

Nella  insistente brezza del meriggio

L’argentea livrea delle alborelle

Rispecchia i raggi del sole

Il borgo dipinto da mano divina

si inoltra  adagio nell’acqua limpida

del prezioso  scrigno dei monti

Il pensiero abbandona stupito

La consueta foga del giorno

corre indietro nei secoli

Delle antiche leggende

I  passi incerti indugiano sulla riva

Il campanile di Pella

Ai piedi del bosco perenne

rintocca piano

Il richiamo lontano della fede

Resto attonito  ad ammirare il quadro

Al fruscio  dell’onda sul selciato

La danza  di ombre scure

Gioca con la luce del cielo

Memorie  indistinte affollano la mente   

Un cigno decora lentamente

Quest’angolo di paradiso

E scompare altezzoso  dietro il balcone vuoto