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sabato 13 novembre 2010

Noce spoglio

















Svelano l’azzurro limpido del cielo
Questi rami stanchi del noce
Abbaiano i cani lontano
Nelle masserie
Il giorno radioso avanza inesorabile
E lieto
Poche intrepide foglie
Resistono ancora alle raffiche
Dello scirocco di questo tiepido novembre
Impronte di pensieri che tardano a lasciare
Il brusio della brezza del sogno
Nella lieve foschia che esala dalla terra ancora umida della notte
Oltre la chioma spoglia non c’è
Che l’orizzonte della umana speranza
Niente confini tracciati dal pacato scorrere dei fiumi
Niente orizzonti
Sulla linea distesa del mare
Ma immensi spazi di bagliori lucenti
Non c’è l’ambigua
Traditrice traccia del tempo
Ma un messaggio di tanti mondi diversi
Infinitamente distanti
Lontani ricordi
Cullati nell’aria tersa
Seguono a passo lento
Silenziosi
Verso il ferace letargo dell’inverno
Il fruscio delle mie illusioni
Profuma di nostalgia
Il sospiro tenue dell’anima

lunedì 8 novembre 2010

Lo specchio














Lo specchio dell'esistenza - Elio De Luca 


Questa gelida ossessione dello specchio
Illumina lo sguardo fisso
L’ansia struggente
Della dolce bambina del sogno
La neve riflette l’azzurro del cielo
Come schiuma di luce sulla spiaggia della vita   
Gli alberi imperlati di rugiada
Ascoltano   
Nobili scudieri della solitudine
La voce lieve
Di questi grandi occhi incantati
Testimoni ignari
Offerti come linfa risanatrice
Alla vuota  magia dell’esistenza
La madre
Solenne sacerdote della famiglia
Congiunge  le mani
Nell’antica preghiera della pace
Scorre il crudo messaggio
Della distanza dei corpi
Nell’opaco  dialogo di figure
Attente al  crudele disagio di anime
Serene
Intatte
Immobili ancelle
Del  muto anelito degli angeli
Nel sacro  affresco della casa  
Fedeli eterni custodi
Dell’estremo
Infelice tradimento della carne



Aquile sopra casa


Volano agili sopra il bosco
nel mio angolo di cielo
limpida cornice 
di questo freddo giorno d'autunno
ali possenti
inviolate
danze magiche
nel prezioso scrigno degli angeli

ancelle  di intrecci flessuosi nel vento
oltre i bianchi profili  delle vette
come vorrei
poter dipingere
da artista improvvisato 
questi colori sgargianti
questi silenziosi spazi
lasciare  alla terra il peso di questo

mio fragile corpo
levarmi spavaldo con i tenui pensieri dell'anima
abbandonare tutti questi poveri rimpianti
stracci distesi su un lungo filo
ai bordi
del  sentiero impervio  della nostalgia
questa sete insoddisfatta di memorie
queste lontane grida giocose
ricordo antico di gioie bambine 
questi lamenti soffocati
ancora intrisi di passione
cantare le lodi di questa celeste armonia
e volteggiare
così libero
ai confini del tempo
 
in alto con le aquile
nell'aria sempre più tersa e sottile



Pareva fosse amore

Pareva fosse amore
Quel lontano tramonto d’autunno
Sul molo ancora ebbro
Del tepore del giorno  
Quasi un ponte disteso  sulla piana increspata del mare
Sentivamo sulla pelle
Ancora calda  
La fragile carezza del vento
Nei nostri occhi vagabondi
L’incalzare minaccioso di quelle nuvole grigie
Accovacciate sul  profilo dell’orizzonte
Testimoni di parole vuote
Frammenti di espressioni
Indifferenti
A quel prezioso angolo di cielo
Difficile ricamare di gioia il crepuscolo
Così vicino al buio della sera
Ricordo le tue mani stringere forte
Quel brandello di vita  
E il  tuo vorace
Avvolgente sorriso
Catturare  l’ultimo volo dei cormorani della baia
Forse è la lente del tempo
A  tingere  di passione
Quei colori sbiaditi dalla memoria
Forse un poco di polvere
A sbiancare le barche della battigia
Forse lo spicchio limpido di luna
Compagno della notte  
Ancora racconta  quella storia
Pareva fosse amore


venerdì 29 ottobre 2010

Autunno



















L’ebbrezza
Infuocata dei colori dell’autunno
L’ultimo amore della terra
Prima del lungo letargo del bosco
Dietro casa  
Foglie ingiallite che si arrendono alla
Sferza della tramontana
Lamentoso mormorio che rompe
Il  silenzio del meriggio
Un’orchestra di luci
Di questo stanco sole d’ottobre
Che ti entra nell’anima
Note malinconiche di una ballata del tempo
La geometria di filari vuoti della collina
Qualche pampino sparuto  
L’odore di mosto fra le case
Le cime già bianche intorno
Le pietre ancora tiepide e mute
I canali secchi
La città che sembra dormire 
Inebriata di quiete intorno all’antico teatro
E forse la  voglia di rallentare questa corsa lacerante
E rientrare in sé stessi
Il grido dell’aquila affamata
Richiama gli ultimi fischi della montagna
Una nuvola di corvi impauriti
Volteggia insieme al tepore del crepuscolo
Si avvicina l’idea di vendetta
Del  prossimo scroscio di pioggia
Violento
Insistente
Uggioso
E del gelo sospeso nell’aria  
Come il disco nitido della luna
Dopo il tramonto che si avvicina

lunedì 4 ottobre 2010

La siepe








Voleremo presto
Ai piedi del tramonto
In silenzio
Insieme ai gabbiani della sera
Scopriremo
Nella brezza profumata dei rovi
Sul profilo infuocato dell’orizzonte
L’inchino solenne dell’ignoto
Alla valle dei desideri
Il fascino di mondi inesplorati
Geografie smarrite
Di stelle solitarie
Sublimi qualità di spazi abbandonati
Sconfiggeremo
L’opaco grigiore della follia
Gli sconforti inesorabili
Della malinconia
Apriremo lo scrigno
Dei magici
Splendenti monili dell’anima
Delle carezze di misteri infiniti
Ancora intrisi
Del sacro vincolo della creazione
Nel tepore incantato del crepuscolo
Canteremo le lodi
Dell’eterno architetto della vita
Invocheremo la pietà
Del supremo scultore degli astri
E la nostra preghiera alata
Salirà sui fulgidi domini del cielo
Danzando
Con le nuvole rosate
Oltre la siepe del campo


domenica 3 ottobre 2010

Deserto













Sarà quello dell’anima

Il prossimo vero deserto


Sarà il destino di quella sabbia fine

Suolo senza seme

Lontano dai secoli della memoria

Macinato dalla frusta insistente dello scirocco

Inondato da lunghe notti di solitudine

Eco di una voce distante

Soffocata dal sole infuocato dell’inferno

A bruciare la pelle della coscienza

A riempire i nostri giorni

Saranno

Quei silenzi solenni

Sovrumani

La folle corsa verso l’ignaro confine del tempo

L’intreccio di sublimi geometrie

Sospese fra terra e cielo

Di ombre delicate ed austere

Inesorabili e mutevoli

Che accarezzano l’eterna monotonia delle dune

A farci dimenticare tutto della verde epopea della foresta

Del crepitio di cascate spumeggianti

Dell’intenso profumo degli alberi

Sarà l’icona di una palma solitaria

Unico smarrito monumento

Simbolo dell’umana sopravvivenza

Ad accompagnare il nostro trepido naufragio

A lenire il dolore cupo dell’abbandono

E quell’ora

Non lontana

Sarà la calca della grande fuga

Senza il respiro della speranza

In cerca del ristoro

Dell’oasi

Di quella sorgente

Arido rigagnolo di emozioni perdute

Appena sussurrate

Traccia affollata di grandi passioni

Di piccoli tormenti

Miraggio di teneri rimpianti

Visioni infrante negli opachi riverberi dello spirito

Inni di gioia limpida

Lasciati inerti ai bordi del cammino

E svaniti

Lentamente insieme alle note della vita


Sarà quello dell’anima

Il prossimo vero deserto