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sabato 5 settembre 2009


Serenade di Giorgio Bongiorno (2009)

Non mi stanco di udire le note di quella serenata di Schubert

Semplice graziosa melodia che si insinua nella mente

Quando gli estremi raggi di sole

Inerti testimoni del giorno accompagnano

L’incedere delle ombre lunghe del crepuscolo

Si spengono adagio i colori del giardino e i profumi dell’estate si attenuano

Con il silenzio degli alberi

Quasi per essere riposti amorevolmente nel cassetto della notte

La campagna si addormenta con le ultime picchiate del falco pellegrino

E l’eco di folti stormi di uccelli neri

Puntuali messaggeri della luna

Si accendono pensieri sul solenne mistero della vita

Chissà perché il buio richiama imperioso la solitudine dell’anima

Un velo discreto di tristezza

Nasconde l’angoscia del cielo che si oscura

Ed agita l’antica speranza dell’uomo

Che domani

L’insistente miracolo della luce

Ripeta la sua cantilena di sempre

E che il ritmo incessante della pioggia risvegli

Gocce di pianto perdute nell’oceano dell’indifferenza

Lame taglienti abbandonate alla ruggine del tempo

Insieme alla memoria di cose lontane

Sogni rivissuti negli anni

Segreti intimi dell’essere

Evocati di rado

nell’ipnosi forzata dello spirito

mercoledì 26 agosto 2009



I giornali


La fretta di queste righe stampate

Parole come merce

Colorata del velo della notizia

Pezzi di anima messi alla berlina

Prima di passare al macero

O fra la polvere di scaffali

Dispersi in corridoi bui

Cose scritte nelle viscere dei sentimenti

Per dire agli altri che guardano stanchi

La fine di un giorno pesante di cronache sempre uguali

Per chiedere almeno l’ascolto egli occhi

Alla storia di oggi

Chiedo ai caratteri ad uno ad uno

Di saltellare

Di scambiarsi di posto

Veloci

In una nenia armonica e noiosa

Che mi addormenti

Pronto domani a rileggere la parte consueta di

Dichiarazioni importanti

Incontri al vertice

Scontri diplomatici

Truffe

Rapine e stupri

Prostituzione

Omicidi

Guerra

E conoscere ancora una volta i premi

Dati all’arte della bottega contemporanea

Avara di messaggi

A soffrire questa sete collettiva di carta

E recitare sommessamente

A bassa voce

Quasi con vergogna

L’elenco dei mostri di questa commedia inutile

Ripetuta

Finisce nella discarica

Con i miei pensieri

La fretta di questo giornale

E i sospiri annoiati della mente

Accompagnano cupi

Sull’onda della consueta menzogna

L’amaro funerale della verità

domenica 2 agosto 2009

Un istante




Forse le note di una antica melodia
Sentita mille volte
O la visione di un cielo senza nuvole ricamato dal profilo dei monti
Qualcuno che arriva nella notte a sconfiggere il buio dell’anima
Un cavaliere vagabondo fra le colline
Un granello di galassia nell’intarsio lucente dell’universo
L’oblio ha sommerso
Negli anni una parte di me
I tratti di un quadro nascosto fra le pareti di casa
Il tragico tremito interminabile della terra
Sul villaggio sepolto nel sonno
Il tenebroso silenzio della piena
Le grida disperate della gente sugli argini del grande fiume
Ho visto fuggire
Quell’istante tagliente come il filo di spada
Inesorabile come il galoppo di nuvole scure
Nella tempesta dell’oceano
Zattera del pensiero
Testimone inerte di quel lungo bacio
Gli occhi tesi a cercare il mistero
Di un sorriso sbocciato per caso
Nella noia
Di un lontano un giorno di primavera
Da allora ho scordato tanti attimi
Nel veloce tempo della vita
Il colore sbiadito delle case
Gli odori antichi del borgo
Il coro stridulo degli uccelli del bosco
Il rintocco del campanile
Ma ancora mi angoscia
Il ricordo di una risposta mai data
Ancora mi brucia nell’anima
La ferita inquietante
Di quell’istante
Tagliente
Come il filo di spada

Nel cielo delle Alpi

Volando fra quei cumuli bianchi e leggeri su cui si inerpicano

Austere le vette più alte della grande catena

Ho sentito nell’aria gelida il sottile profumo dell’anima

La neve ricopre sovrana il ricamo tagliente dei monti

Disegna un ritratto irreale del mondo

Il tempo impetuoso della vita intreccia la sua danza

Agli sterminati immortali spazi dell’etere

Favole antiche ornate di cuspidi e pilastri di roccia

Senza i sentieri nascosti nel bosco

O scolpiti sul pendio dei colli

Lontano il mormorio cupo del torrente

E quasi spento il concerto di valli verdeggianti e solenni

Immobili testimoni della fatica dell’uomo

Complici dei consueti riti del cammino

Delle emozioni della salita

Del fruscio di ali

Affidate ai capricci del vento

Solo lassù

Giunge intatta la sublime magia del sorriso

Si librano riflessi di corolle dorate

Si attenua il dolore dell’ultima lacrima

Si esalta il festante tripudio dell’iride

Si spegne l’eco delle tempeste dell’uomo

Solo lassù

In questo oceano sterminato di sentimenti

Ti vorresti fermare un momento

Inchinarti in preghiera

Chiudere gli occhi abbagliati da tanta luce

Attendere la penombra del crepuscolo e

Celebrare in silenzio

L ’ eterno miracolo del cielo


Aquile dei ghiacciai

Posarsi come un aquila sulla coltre bianca

Con le ali immobili e spiegate

Come accade spesso nelle illusioni dell’uomo

Sfiorare appena il tappeto dell’ultima neve

E incontrare la generosa solitudine delle vette

La macchina tace per un momento

Nella immensa distesa di guglie

L ’ anima

Inondata di rispetto per queste austere pareti

Attenta a quel sottile velo di nuvole in fondo al colle

Si ricongiunge al solenne mistero del cielo

Al mito della divina materia

L ’aria sottile brilla dei raggi del mattino

Intorno a perle di rugiada

Sbocciate come petali di campo

Quanti pensieri in questo attimo di magia

Il balzo del sogno atavico di Icaro

Il fiorire di cento mongolfiere multicolori

L ’argentea chimera della luna

Forse la chiave dei segreti miti dell’universo

Un inchino di preghiera

Poi scivolare veloci e lievi sul pendio

E distaccarsi come da un lungo letargo

Fino al vuoto della valle

Per il rito antico del ritorno

domenica 21 giugno 2009



Grappoli


Dietro l’altero

Frastagliato profilo delle vette

Lassù dove dimora la luce

Si stendono maestosi e imponenti

Grappoli di nuvole

Armonie celesti dipinte nell’azzurro

È come

Riscoprire ad una ad una

Le cure pensose dell’anima

Altere passioni di questo cammino

Nell’ esausto tumulto dell’esistenza

Pingue raccolto di una vigna ricolma

Disegno dipinto dei

Filari allineati sulla collina

Aprire lo scrigno di secoli lontani

In quelle valli solitarie e cupe

Ardite compagne dell’adolescenza

Ricordare a tratti quelle discese impetuose

La corsa adolescente fra i prati colorati

Del pendio luccicante

Lo scroscio del ruscello

Le perle della rugiada del mattino

Somigliano molto

Alla speranza di cogliere fra quei ciuffi di cielo

Il segno antico della preghiera

Lo specchio dei peccati di questa esistenza

L ’amore abbandonato per paura dell’infinito

La pietà dei cavalieri del castello

Sempre più in alto

Fra le stelle regine incontrastate della notte

Ai confini dell’universo degli uomini

Vedo le fiabe che hanno dipinto la mia vita

Danzando nell’attesa impaziente del giudizio divino

Con gli stessi dubbi di quando nacqui

Fra le pareti gioiose

Piene ancora dei profumi del glicine

Protetta dal cancello del giardino

Mi pare ancora di sentire

Un odore insistente di cascine distanti

Con quella coltre sottile di neve pallida

Sulle ferite recenti dell’aratura

Immagini senza stagione incollate nella mente

Vecchi renaioli ancora tesi sui lenti barconi dell’alba

Con quel sorriso rassegnato di ogni giorno

Gente ingoiata dalla patina degli anni

Cartoline ingiallite dal consueto ricordo

Ancora vedo quelle spalle nude bruciate dal sole cocente dell’estate

Gli occhi nascosti da ciglia canute

Oltre la grande ansa del fiume

Sento ancora un fischio di nenie inconsuete

Accompagnare nell’anima un tenue filo di nostalgia

Un sospiro lieve

Quasi un sussurro

Di storie scomparse fra le pieghe del tempo


lunedì 1 giugno 2009


Paradiso  ad Arliod         

Gli  ultimi raggi del tramonto in questo

Quadro verde che esala lo spirito della terra

Il profumo di fiori che adornano il balcone di questa primavera

Il ricamo  delle foglie nel cielo

Il sapore di terre lontane

Bambini affamati che attendono

Su una grande isola  

Nell’immensa distesa dell’oceano

Il segno di umana solidarietà

In questo nostro viaggio verso i confini della vita

Volano  angeli discreti

In quest’aria resa più limpida

dall’ultima lieve brezza del giorno

messaggeri  di un mondo diverso

incredibilmente più buono

più vero

ti viene di lasciare  i brandelli delle tue cure  laggiù

nel fondo scuro della  valle

dove le acque prendono gorgogliando la via della grande pianura

ed arrivare fin qui solo con l’anima

leggera come una foglia d’autunno

ti viene di inondare il pendio con dei sospiri  di gioia

gli odori si fanno lentamente più tenui

per un momento è solo una  preghiera sussurrata che aleggia

dal coro della chiesa del borgo

quasi un tripudio sopito di archi celesti

anche i rumori di casa tacciono rispettosi

soffocati nel silenzio del crepuscolo

un’aquila austera vigila in alto le ombre voraci  del monte

le rocce nascoste dal velo discreto del bosco

dal campanile giungono fiochi  rintocchi

voci  amiche chiamano all’atteso  convivio

della sera

qualche parola sfiora sulla tavola imbandita  

sereni  sprazzi di vita

sguardi curiosi si incrociano pigri

nella mente poche pennellate di verde  

in  questo remoto angolo di paradiso