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domenica 2 agosto 2009


Nel cielo delle Alpi

Volando fra quei cumuli bianchi e leggeri su cui si inerpicano

Austere le vette più alte della grande catena

Ho sentito nell’aria gelida il sottile profumo dell’anima

La neve ricopre sovrana il ricamo tagliente dei monti

Disegna un ritratto irreale del mondo

Il tempo impetuoso della vita intreccia la sua danza

Agli sterminati immortali spazi dell’etere

Favole antiche ornate di cuspidi e pilastri di roccia

Senza i sentieri nascosti nel bosco

O scolpiti sul pendio dei colli

Lontano il mormorio cupo del torrente

E quasi spento il concerto di valli verdeggianti e solenni

Immobili testimoni della fatica dell’uomo

Complici dei consueti riti del cammino

Delle emozioni della salita

Del fruscio di ali

Affidate ai capricci del vento

Solo lassù

Giunge intatta la sublime magia del sorriso

Si librano riflessi di corolle dorate

Si attenua il dolore dell’ultima lacrima

Si esalta il festante tripudio dell’iride

Si spegne l’eco delle tempeste dell’uomo

Solo lassù

In questo oceano sterminato di sentimenti

Ti vorresti fermare un momento

Inchinarti in preghiera

Chiudere gli occhi abbagliati da tanta luce

Attendere la penombra del crepuscolo e

Celebrare in silenzio

L ’ eterno miracolo del cielo


Aquile dei ghiacciai

Posarsi come un aquila sulla coltre bianca

Con le ali immobili e spiegate

Come accade spesso nelle illusioni dell’uomo

Sfiorare appena il tappeto dell’ultima neve

E incontrare la generosa solitudine delle vette

La macchina tace per un momento

Nella immensa distesa di guglie

L ’ anima

Inondata di rispetto per queste austere pareti

Attenta a quel sottile velo di nuvole in fondo al colle

Si ricongiunge al solenne mistero del cielo

Al mito della divina materia

L ’aria sottile brilla dei raggi del mattino

Intorno a perle di rugiada

Sbocciate come petali di campo

Quanti pensieri in questo attimo di magia

Il balzo del sogno atavico di Icaro

Il fiorire di cento mongolfiere multicolori

L ’argentea chimera della luna

Forse la chiave dei segreti miti dell’universo

Un inchino di preghiera

Poi scivolare veloci e lievi sul pendio

E distaccarsi come da un lungo letargo

Fino al vuoto della valle

Per il rito antico del ritorno

domenica 21 giugno 2009



Grappoli


Dietro l’altero

Frastagliato profilo delle vette

Lassù dove dimora la luce

Si stendono maestosi e imponenti

Grappoli di nuvole

Armonie celesti dipinte nell’azzurro

È come

Riscoprire ad una ad una

Le cure pensose dell’anima

Altere passioni di questo cammino

Nell’ esausto tumulto dell’esistenza

Pingue raccolto di una vigna ricolma

Disegno dipinto dei

Filari allineati sulla collina

Aprire lo scrigno di secoli lontani

In quelle valli solitarie e cupe

Ardite compagne dell’adolescenza

Ricordare a tratti quelle discese impetuose

La corsa adolescente fra i prati colorati

Del pendio luccicante

Lo scroscio del ruscello

Le perle della rugiada del mattino

Somigliano molto

Alla speranza di cogliere fra quei ciuffi di cielo

Il segno antico della preghiera

Lo specchio dei peccati di questa esistenza

L ’amore abbandonato per paura dell’infinito

La pietà dei cavalieri del castello

Sempre più in alto

Fra le stelle regine incontrastate della notte

Ai confini dell’universo degli uomini

Vedo le fiabe che hanno dipinto la mia vita

Danzando nell’attesa impaziente del giudizio divino

Con gli stessi dubbi di quando nacqui

Fra le pareti gioiose

Piene ancora dei profumi del glicine

Protetta dal cancello del giardino

Mi pare ancora di sentire

Un odore insistente di cascine distanti

Con quella coltre sottile di neve pallida

Sulle ferite recenti dell’aratura

Immagini senza stagione incollate nella mente

Vecchi renaioli ancora tesi sui lenti barconi dell’alba

Con quel sorriso rassegnato di ogni giorno

Gente ingoiata dalla patina degli anni

Cartoline ingiallite dal consueto ricordo

Ancora vedo quelle spalle nude bruciate dal sole cocente dell’estate

Gli occhi nascosti da ciglia canute

Oltre la grande ansa del fiume

Sento ancora un fischio di nenie inconsuete

Accompagnare nell’anima un tenue filo di nostalgia

Un sospiro lieve

Quasi un sussurro

Di storie scomparse fra le pieghe del tempo


lunedì 1 giugno 2009


Paradiso  ad Arliod         

Gli  ultimi raggi del tramonto in questo

Quadro verde che esala lo spirito della terra

Il profumo di fiori che adornano il balcone di questa primavera

Il ricamo  delle foglie nel cielo

Il sapore di terre lontane

Bambini affamati che attendono

Su una grande isola  

Nell’immensa distesa dell’oceano

Il segno di umana solidarietà

In questo nostro viaggio verso i confini della vita

Volano  angeli discreti

In quest’aria resa più limpida

dall’ultima lieve brezza del giorno

messaggeri  di un mondo diverso

incredibilmente più buono

più vero

ti viene di lasciare  i brandelli delle tue cure  laggiù

nel fondo scuro della  valle

dove le acque prendono gorgogliando la via della grande pianura

ed arrivare fin qui solo con l’anima

leggera come una foglia d’autunno

ti viene di inondare il pendio con dei sospiri  di gioia

gli odori si fanno lentamente più tenui

per un momento è solo una  preghiera sussurrata che aleggia

dal coro della chiesa del borgo

quasi un tripudio sopito di archi celesti

anche i rumori di casa tacciono rispettosi

soffocati nel silenzio del crepuscolo

un’aquila austera vigila in alto le ombre voraci  del monte

le rocce nascoste dal velo discreto del bosco

dal campanile giungono fiochi  rintocchi

voci  amiche chiamano all’atteso  convivio

della sera

qualche parola sfiora sulla tavola imbandita  

sereni  sprazzi di vita

sguardi curiosi si incrociano pigri

nella mente poche pennellate di verde  

in  questo remoto angolo di paradiso

 

 

 

 

domenica 31 maggio 2009


Avis quando superna petit”  -  Hildebert de Lavardin

Aquila dei ghiacciai      

Quell’esile  scheletro di croce

Erto   sulla cresta  del monte

Forgiata  dalle ali spiegate del vento 

Richiama  l’intrepido  sospiro dell’uomo

Proteso ai confini del cielo

L’ultima solenne preghiera prima del burrone

Accompagna  il cammino ardito della speranza

Il canto dell’estremo  salto  

Nel regno celeste dell’anima  

L’audace grido  dell’aquila oltre i cumuli bianchi  

Grandi possenti  ali argentate  

Inondate dei raggi  di questa tarda primavera

Gli occhi dell’uomo cercano  pietosi

Fra  macchie di rocce distanti

Il tenue  e lontano silenzio delle vette

L’antico segno  divino

Del dolore e della eterna salvezza

Danza la macchina volante intorno al picco mirabile

Sorgente pura del grande fiume

Intreccia volute leggere

Disegnate come ombra sulle nevi perenni

Dirige la prua verso la parete scura

Vira e discende

S’innalza altero fra nuvole ovattate

Il pilota  sussurra  la  vecchia parabola

Del nido nel dirupo

Dei vecchi  artigli possenti e lunghi

Del becco

Spezzato contro la roccia 

Delle nuove penne pronte per la caccia

Ciuffi di erba grigia fra i boschi incantati

Falconieri pronti alla carica

Cavalli scolpiti nella steppa

Il ghiacciaio attende paziente fra le cime

La macchina si posa

Sussulta e scivola piano verso il monte

Il disegno di una traccia  si insinua nella solitudine della coltre nevosa

E dopo la pausa nel mare dei cristalli lucenti

Di nuovo riparte

Con l’emozione del distacco

Lascia alle spalle le pieghe dei crepacci

E si libra nell’aria limpida

Per il volo libero del ritorno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 10 maggio 2009


Albatros                                  


È  la  danza d’amore dell’albatro

Che richiama planando l’indelebile  segno  

Dell’antica superba chimera dell’uomo

Di aggrapparsi alle salde ali del vento

Sgravato dagli orpelli della carne

Volteggiando

Con la spregiudicata presenza del pensiero

Il  sale dello spirito

E il freno atavico della ragione

Si vedono sciami di uccelli chiassosi

Staccarsi  dagli scogli remoti di oceani lontani

Librarsi Ingenui e impauriti

Esitanti

Ultimi baluardi di questa tersa immagine

Di libertà  che scompare

A poco a poco nei vapori dell’orizzonte

Non ci sono ostacoli nel cielo e nella cornice argentata del mare

Sulla  schiuma del ventaglio di onde verso la riva

Nella struggente infuocata geometria del tramonto

C’è un grido distante soffocato da mille altre voci

Eppure arriva fino alle nostre orecchie

Oltre il velo discreto di questa nebbia mattutina

Quasi come la rugiada  dei prati

Quante volte abbiamo spiccato quel volo assassino

Quante volte siamo caduti  affamati

E ci siamo rialzati soli

In quel cammino arduo ed impervio

Senza mai giungere alla meta

Che pure  pareva tanto vicina

Quante volte abbiamo sognato di andare ancora più in alto

Oltre gli angusti confini delle nuvole

E siamo di nuovo caduti

In quella radura densa di trappole  d’inferno

Quante volte anche noi ci siamo staccati da terra per vagabondare  fra i monti

Accompagnati da una sinfonia di luci accecanti

Dai gorgheggi di un’arpa celeste

Quasi fossero angeli a far vibrare quelle corde

E siamo di nuovo caduti

Relitti abbandonati dall’anima

Qualcuno ha  ucciso la nostra speranza

Senza pietà

Senza rispetto

Ci ha perseguitato senza tregua

Ha fiaccato il coraggio sul  sentiero  della vetta

Eppure spesso ci siamo addormentati nel sogno avvincente

Di  piume leggiere

Lasciate   a spiegarsi nell’aria limpida

Senza mai trovare un approdo

E siamo rimasti ore in balia della brezza

Ad attendere pazienti il chiarore dell’alba

Liberi di schiamazzare intorno

Di fendere gli austeri silenzi della baia

Fino al tiepido incedere  dei primi raggi di sole

Alle scintillanti  perle di luce della bonaccia

Quante volte abbiamo  lasciato

La sponda inerte del grande fiume

E ci siamo fatti trascinare

Dalla corrente  

Come tronchi spezzati 

Dall’uragano

Fino allo specchio di pace  

Della  laguna

lunedì 4 maggio 2009


Innocenti                                 

Io ti ho già conosciuto

Nei labirinti della storia

Sentivo lontane le note di un’arpa

Accarezzare  le corde dell’ anima

Con le mani di un angelo

Ho camminato verso di te  

Ci siamo incontrati  nel deserto di un mondo diverso

In questo viaggio del mistero

Lo diceva la suadente sinfonia di quel canto

Nelle dune  disegnate dal vento  dei sentimenti

Senza la passione dell’abbraccio

Sulla riva di un grande fiume

Vicino al profumo  intenso della baia  

Senza l’ansiosa angoscia dell’attesa

e l’illusione eterna dell’amore

E poi quella voce  tenue

Quel sospiro sussurrato che sento ancora

Come una spada

Dentro le  fibre della mia carne

Pareva sempre la tua

una  fiaba di altri pianeti

Un gorgheggio inumano di dolce letizia

Oltre le stragi della nostra terra

I cataclismi  e le tempeste dei millenni

E  nuvole di colori  sgargianti

Ho portato  anche con me

Per le strade solitarie del sogno

Un frammento  di poesia

I tuoi occhi chini

Il  volto sfumato

E quella lieve carezza

Sulla corona dorata dei tuoi riccioli