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domenica 5 aprile 2009


Nidi d’inverno             

Siamo come nidi

Abbandonati sugli alberi d’inverno

Rifugi violati dal gelo della notte

Costruiti in primavera con lo scrupolo dell’amore

Riscaldati dai raggi del sole

Hanno resistito alla sfida del vento

Sui rami piegati dalla tempesta

Simboli eterni della famiglia

Delle orme insistenti  

Di quelli che ci hanno lasciato

Padri madri fratelli

Si affollano nella mente

Case con cancelli e colonne

Dipinti nei viali

Aperti

All’euforia delle feste

Giardini fioriti di desideri  

Dimore  vuote del calore di un tempo

Ragnatele di sentimenti disegnate dal  tratto indelebile

Di una  solitudine immensa

Geometrie intrecciate ai ritmi scoscesi di questa avventura fra la gente

Cenere  di passioni infuocate

Mortificate  dalla perenne angoscia della fine

Polvere  di speranza

Vagabonda sugli aspri  sentieri della vita

Dolci memorie di sogni adolescenti

Queruli  frammenti di favole bambine

Lupi agnelli volpi nei boschi profumati dell’infanzia

Pause indimenticate di umile preghiera

Espressione  di intatta saggezza contadina

Negli oratori della campagna assolata

Davanti al sacro miracolo delle messi

Le ginocchia piegate e lo sguardo

Pieno di riconoscenza

Rivolto  al cielo

Siamo come nidi

Abbandonati sugli alberi d’inverno

 

 

 

 

 

mercoledì 18 marzo 2009


Albero caduto                   di Giorgio Bongiorno (2009)

Forse il peso di tutta quella neve

O gli anni  

Tanti ormai trascorsi a combattere  solitario il vento d’altura

Il sole cocente e il gelo della notte  

Ti hanno fatto cadere

I  tuoi rami riversi sul pendio  

Accarezzano   l’immagine

Del   mesto destino degli uomini

Gli  aghi ancora verdi  di linfa vitale

Colorano 

L’ intenso fascino del sogno

L’incantevole fremito  del primo amore

La luce radiosa

E l’avvincente avventura dei giorni giovani

Ambiziosi intolleranti

Che nulla poteva parer piegare

La gioia di lunghe cavalcate sui prati

L’intenso  profumato sapore  dei boschi

E la corsa

Fino allo stremo delle forze

L’arrogante tenzone  del volo

Dell’anima  

Sospesa  fra cielo e terra

I grigi minacciosi nuvoloni  della vicina tempesta  

Il disprezzo  indomito  delle passioni

L’orgoglio del successo

La fuga nella fantasia

La sferza della delusione

La sete ancora viva di giustizia

L’anelito della pace  

L’arcano  mistero della fede

L’inchino antico della preghiera

All ’oratorio  del sentiero

La sagoma solenne  di un campanile   testimonia da lontano

La tacita  stremata icona   della tua fine

L’aquila veleggia curiosa intorno al  profilo austero del monte

Disegna ampie spirali  sulle vestigia della tua superba figura

E non crede a quel grande tronco piegato

Alla crudele omicida furia  del fulmine

Alla morte  del signore della foresta

Solo il sorgere di mille lune   falcerà queste tue fronde  cadute

E le farà tornare piano alla terra

A incontrare la selva delle radici 

Da cui spavalde come bandiere

Una volta

Ogni giorno  

Sfidavano altere la brezza insistente  del mattino

 


Aigues Mortes                        di Giorgio Bongiorno (2009)

Ai capricci incantati del vento

Ed agli stagni lasciati fra le dune dorate

Dall'azzurro mare del Rodano

Ho affidato il sapore tenue

Della lavanda in fiore

Il profumo del sogno di un tempo

Il tramonto bruciato fra le mura  di  Aigues Mortes

Al cavaliere della crociata lontana e luminosa

Alle navi solenni e festose del rito antico della terra promessa

Ho domandato il perché della corsa dei tori

Delle narici umide e stanche della collera

E ho dipinto coi fenicotteri rosati

Il volo lungo degli angeli gitani

Lo sguardo tenero della

Nostra Signora dei Sabbioni

La fortezza del porto

Ancora alta sulle lame saracene

E i fiori eterni della marina

La torre  guarda l'orizzonte altera

Attraverso arcate solenni i penitenti bianchi

Salutano i cavalli liberi di Camargue

Gli sparti  duri figli della sabbia

Nella nebbia del mattino

Disegnano gli archi slanciati

Con  il galoppo dei guardiani verso la ferrata 

La salamoia fra i canneti del sole

E i giardini scintillanti e discreti

Accarezzano le onde increspate della laguna

Di giorno si aspetta la settima luna

La festa della coccarda

Il sibilo del cigno elegante e solitario

E l'ultimo  dolce sospiro dei colori tersi dell'estate

 

sabato 14 marzo 2009


Barconi                  (2009)

Carcasse  del mare

Sbilenche figure  di ferro

Incrostato di ruggine antica

Relitti arenati sulla sabbia

sospinti dalla furia del  maestrale

barconi ricolmi   di disperati

mi viene di pensare all’eterno ingrato  destino dell’uomo

dietro quel buio insistente dell’anima

dietro il tepore ingrato del benessere  

si perdono gli sguardi di milioni di persone

ci sentiamo ancora tutti

strappati via  dalla propria casa

dai ciottoli di quella strada dietro la cattedrale

dal quel campo di granoturco

prima dei boschi in riva al fiume

in cerca di un futuro diverso

quante vite intrecciate e disperse nella geografia del pianeta

pareva fossero storie indietro nel tempo

odori distanti e dimenticati

valigie allineate sulle fredde banchine

dell’inverno padano

vecchie locomotive sbuffanti

nei nebbiosi vapori  dell’alba

fischi amari di addio

carrozze di un marrone tutto uguale

piroscafi alti come grattacieli

insinuati nei porti  della grande  promessa

neanche il tempo di pregare  

invece anche oggi

la miseria

le guerre  

la fame  strappano le radici

di questa gente  come noi

senza fatica  dalla sabbia infuocata del deserto

hanno gli occhi sbarrati

tante domande inespresse

le membra tremanti di paura e di rabbia

qualcuno ha dei bambini fra le braccia

altri solo la rassegnazione e la speranza

in mezzo talvolta

poche intrepide donne

e tante lacrime asciugate dal vento

anche le briciole potrebbero bastare

ma il nostro mondo continua  a consumare

il superfluo

e a dimenticare quel viaggio di una volta

lontano nel tempo

che ci ha portato qui

 

martedì 24 febbraio 2009



Verrà la notte

di Giorgio Bongiorno (2008)



ansia  nascosta dell’inesorabile
discesa del buio
dei pianeti
sulle cose del bosco
mite crepuscolo
di passioni infuocate di adolescente vigore
amori ingialliti
 nella memoria
sublimi attimi di attesa
nel suono disteso di parole mai
pronunciate
sfumano
 nel silenzio
con la tenue luce del giorno
e si accendono memorie
vagabonde
 
vicende leggere come seta
tessuta
 con  il fuso del tempo
il segno di una invocazione
antica e solenne
quasi una preghiera
processione di
alberi allineati sul sentiero di casa
trepidi intrecci di illusioni
 
frammenti
 di  storie consuete
faville disseminate nel cielo
echi sommessi di ottoni luccicanti
nel dolore mesto del commiato
eppure
il
 mattino era stato tanto dolce
corolle variopinte
gemme trasparenti di rugiada
promesse di caldo sole
 d’estate
il corpo geme
si svuota adagio
per lasciar posto all’anima
gli occhi si chiudono
nell’ebbrezza profumata
del sogno
ancora un
  accorato cenno
di
 speranza
l’altalena giocosa dei gabbiani
 
sul mare increspato della baia
la sirena lontana di un naviglio solitario
poi
 
dalle nuvole chiare
  
improvvisa una
 raffica di vento
fra i
 pochi colori della notte
spegne l’insistente ricordo
  di quel bacio
tenero
indimenticabile
e accompagna
 fedele
l’ultimo struggente respiro
della vita
  


La turba di Cantiano        

di Giorgio Bongiorno (2008)

Calcano  il sentiero impervio della collina

Nel cielo terso della primavera di cantiano

Il vento leggero accompagna nei boschi

Il sapore lontano della battigia  

Il pigolio di pace degli uccelli

Sulle cime dei pioppi

Le antiche cantilene dei cori distanti di preghiera

Sofferte litanie  del dolore

Disperati lamenti  di solitudine

Soffuse laudi di gloria

Lugubri rintocchi intonati dalle  campane del colle

Segnano l’angoscia del lungo cammino della fede

Il profumo di ginepro acceso dai focaroni

Abbagliati  dal lampo

Dell’orazione  divina

Il sacrificio della salvezza

Pervade  gioioso

La  povera mesta  turba

Perduta nell’inquietudine del peccato

Ancora sguardi increduli

Celebrano   attraverso i secoli della   memoria

Il  clamore  delle armi

La miseria delle   carestie

Mai dimenticate

L’amara  sconfitta  della carne

Ardono sul monte

Le croci maledette dell’olocausto

Le fiamme sembrano cancellare  il chiarore delle  stelle

Il solenne

Misterioso riscatto  

Della speranza

Illumina sovrano

Il  buio insistente della  notte

 


La foresta nera                         

di Giorgio Bongiorno (2008)

 

In quel bosco lontano

Fitto  come le trame di un tappeto

sull’ansa

del grande fiume disteso

Nella pianura

Scorre  pigra la malinconia di questo giorno

Forse il paradiso ha angoli così vicini  

Così lontani dalle metropoli  sfavillanti

Di gente  altera

Assetata  di luce e di colori

Artificiali

Un volo di cicogne riempie il cielo

Terso  delle angosce  del mondo

Entrano piano  nell’anima le nuvole  chiare

Del tramonto

Una breve immagine  dell’infanzia

Antica come il fusto di alberi immortali

Ancora incredibilmente viva 

Un ardito filo di brezza  fa stormire

L ’armonia giocosa delle fronde

Il sentiero

Si snoda curioso nel silenzio  impietoso della selva

Ferito da

Qualche grido ignaro

Di uccelli

Insinuato

Nell’orchestra della sera

Resta il tempo grato  dei ricordi

Ad affollare lo schermo  opaco dei pensieri

Prima del buio  insistente

Della notte